Esiste una strana relazione tra chi non si fa gli affari suoi e il ruolo dei sessi. Dicono che la curiosità sia femmina. Beh, non ne sono poi così convinta. Quando sei poco più che adolescente, il cugino grande, durante le cene con i parenti, ti guarda dritto negli occhi, sfoggia il suo sorriso più èbete e, con voce impostata ti dice: “Allora? Fidanzati? Ne vediamo prima o poi?”. A diciott’anni è il momento dello zio materno, che magari ti ha tenuta al battesimo. “Beh? Allora? Va bene studiare, ma qualche amico gira per casa?”. Poi trovi la persona che pensi faccia per te e la presenti agli amici. Ed ecco spuntare lui, il simpaticone. “Embè, si mangiano o non si mangiano i confetti?”. E inizi a capire che, forse, la gente ha ben poco da fare e quindi pensa agli affari tuoi. Poi arriva il giorno in cui chiudi la bocca al coro, con un sacco di confetti. E pensi che, finalmente, sia finita qui. Niente da fare. Neanche il tempo di capire come funziona la quotidianità a due che ricominciano le simpatiche inquisizioni. “Dai dai, su, quand’è che allargate famiglia?”. E siete pronti a scommettere? L’allegra e delicata domanda arriva, nel novanta per cento dei casi, da corde vocali maschili. E via così, perchè quando hai fatto il primo figlio segue “Quand’è che fai il secondo? Vorrai mica lasciarlo figlio unico”. Sarà un caso, sarà una coincidenza, ma a me queste domande una donna non le ha mai poste. Almeno, non in pubblico. Non davanti agli altri. Nessuna amica, fuori dalle mura della mia camera da letto, mi ha mai chiesto “Quand’è che ti sposi?”. Nessuna zia ha mai esordito davanti ai parenti: “Quand’è che cullo un nipote?”. Sì, sono cose che noi donne chiediamo, ma con discrezione. Forse forse perchè una donna sa, quanto siano delicate. Che scherzar con i sentimenti, con i progetti importati, con i sogni delle persone, beh, è una gran caduta di stile. Soprattutto, credetemi amici maschietti, quando si vanno a toccare le domande sui figli. Non date per scontato che la gente possa sempre scegliere, di fare il primo o il secondo figlio. E la vostra battuta può diventare un coltello affilatissimo che va a tagliare delle corde già molto tese. Quindi, accettate il consiglio: limitatevi a parlare di terzini, centrocampisti, portieri, carrozzerie, cerchi da diciassette e cilindrate. Lì, al massimo, rischiate di ferire la sensibilità dell’amico che si crede intelligente. Che così, per lo meno, sta zitto e non fa domande sceme.