Ciò che è giusto e che ciò non lo è lo decidono sempre gli altri.
Soprattutto ciò che si deve o non si deve fare con il corpo delle donne. Oggi uno schieramento politico, la destra, l’estrema destra, scenderà in piazza a Milano e a Caserta affiancando il Comitato NO194 per l’abolizione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza.
Uno schieramento politico. Forza Nuova.
Se ci si pensa bene, niente da meravigliarsi. Da sempre il corpo delle donne è affare politico perchè -da sempre- alle donne si cerca di imporre le scelte dettate dalla società patriarcale. Tutti vogliono legiferare su come far nascere o non nascere figli, su cosa è bene che una donna faccia e cosa no, se viene prima il diritto dei bambini o quello della donna. Quindi eterologa sì eterologa no, utero in affitto sì utero in affitto no, aborto sì aborto no.

Tutti vogliono imbrigliare il materno all’interno di canoni e leggi imposte ben definite. La maternità ha dei risvolti politici essenziali perchè spesso viene politicizzata e usata dai partiti, come nel caso di oggi, o  dalle religioni con la conseguenza che poi la gente fa le barricate.

Come spiega molto bene nel suo articolo su “L’internazionale” Chiara Lalli (giornalista e biotecista, il suo ultimo libro “A, la Verità vi prego sull’aborto”, Fandango editore. Il titolo del mio articolo è tratto dal suo libro) :
“I termini e gli slogan usati dagli ultraconservatori sono facilmente riconoscibili e abbastanza ripetitivi. Spesso inciampano in contraddizioni e partono da premesse discutibili. Non meriterebbero grande attenzione se l’aborto volontario non fosse tanto malconcio. Perché non solo gli ultraconservatori lo condannano e invocano referendum abrogativi, ma pure gli animi più tiepidi e perfino quelli apparentemente favorevoli alla libertà di scelta si tengono a distanza”.

Si urla, nelle piazze. Si sbraitano slogan.
Si sussurra, nelle case, a bassa voce. Perchè sono cose di cui non è bene parlare, da evitare. Chi sceglie di abortire subisce un giudizio morale negativo perchè abortire è sempre sbagliato. E chi abortisce, per gli altri, subisce un trauma che si porterà tutta la vita. Se invece la donna dichiara di non aver ripensamenti nè sofferenze, diventa inconcepibile. Siamo vittime dello stereotipo che tutto ciò che è ‘contro natura’ sia un trauma, sia qualcosa che lascia il segno, che lacera, che cambia la vita.

Le femministe ci hanno insegnato che il privato è politico. Tutto ciò che è essere donna nel mondo è necessariamente politico e il poter procreare, mettere al mondo dei figli mette in campo un potere enorme che spesso, ripeto, viene usato dalle religioni e dai partiti per imporre morali.

Il grosso problema oggi è quella legge, la 194. Per un semplice motivo: ammette l’obiezione di coscienza dei medici. Un medico ginecologo si può rifiutare, in un ospedale pubblico, di praticare l’interruzione di gravidanza. Risultato?
“I medici obiettori di coscienza superano il 70 per cento di media nazionale – con punte di oltre il 90 per cento e interi reparti fantasma (cioè dove non si effettua l’interruzione volontaria di gravidanza). Gli aborti tardivi, cioè dopo i primi 90 giorni, sono ancora meno garantiti perché sono clinicamente più complessi e moralmente più controversi”.
C’è da sperare che nell’ospedale pubblico in cui la donna sceglie di non portare a termina la gravidanza lavori un medico ginecologo senza pregiudizi. Altrimenti, mano al portafogli e via nelle cliniche private, dove magari spesso si ritrovano le stesse facce che, di mattina, inneggiano alla sacralità della vita tra i corridoi delle strutture statali.
Ma poi io mi chiedo: perchè i dottori obiettori, invece di specializzarsi in ginecologia, non hanno continuato gli studi dedicandosi all’andrologia?