Era rimasto immobile. Seduto. I gomiti appoggiati distrattamente al tavolino del bar.

L’aveva guardata e subito aveva percepito, nella sua compagna, qualcosa che non aveva previsto, una nota diversa. Le frasi non avevano più importanza, se mai per lui ne avessero avuta. Il senso della parola verità lo scoprì là, davanti ai suoi occhi e per una volta nella sua vita fu sicuro di una cosa: non poteva essere pronunciato.

Lei continuava a parlare, tentando di articolare idee-pensieri-sentimenti con la voce, aiutandosi con quelle liete farfalle che la vita le aveva regalato invece di un comune paio di mani.

Lui assorbiva tutti i segni che lei gli lanciava e, spostando l’attenzione, li traduceva nella luce del sole che  le accarezzava i capelli, oltre le spalle e, sostando sulla linea del mento, le disegnava i confini dell’anima.

Lei disse: “Non .

Lui vide un’ape, aggirarsi minacciosa fra i passanti ignari dell’imminente pericolo. Nella sua testa le persone assomigliavano a corolle floreali sospinte dal vento. Il temibile insetto non aveva altro da fare che scegliere con cura e pazienza il suo bersaglio.

Lei aggiunse: “Ti amo” .

Lui mise a fuoco Emma, col suo cappottino rosa allacciato stretto stretto, che zampettava felice nella spensieratezza derivante dalla massima concentrazione che riponeva nel palloncino variopinto tenuto al guinzaglio.

Lei concluse:”Più .

Lui assistette all’inevitabile tragedia: ape, palloncino, Emma in lacrime.

Riusciva quasi a percepire la grassa risata provenire dall’involucro di gomma, mentre infangava le aspettative di una piccola bambina.

Trasalì. Immobile. Alzò gli occhi dall’inferno in cui erano precipitati e li fissò, vacillanti, in quelli di lei: perenne appoggio alla maschile inettitudine. Emma li raggiunse, correndo, si accovacciò tra le braccia della mamma, continuando a versare lacrime di delusione.

Lui sorrise, prese delicatamente la mano di lei e la fece scivolare sotto la sua. Annuì al tepore dei polpastrelli sul suo polso. E in un attimo, che realmente durò una vita, firmò lo scioglimento del patto, appoggiando l’altra mano su quella di lei e racchiudendo quell’ora nella sua memoria.

Parlò per la prima e unica volta, da quando si erano seduti, e la voce gli uscì come il respiro di un moribondo.

Disse: “Scusa, cos’è che stavi dicendo, che non ti ho seguita?”