Tu lavori tutto il giorno? Io cresco i tuoi figli. Tu stai in ufficio fino alle 21 o parti il lunedì e torni il venerdì? Io cucino, pulisco, vado a trovare tua mamma e attendo che tu torni. Le donne americane adesso pretendono un bonus dal marito per essere delle brave mogli, per amministrare la casa, per curare le relazioni sociali e per aver cresciuti figli degni dei migliori college americani. Senza trascurare le abilità in camera da letto. A New York gli incentivi alla carriera non spettano solo ai lupi di Wall Street. Anche a chi rimane a casa per occuparsi della famiglia spetta la propria percentuale sugli obiettivi raggiunti. E la ottiene, da contratto. “The Wife Bonus”, il bonus moglie, spesso previsto dagli accordi prematrimoniali, varia sia in base ai bonus annualmente ottenuti da lui dalla banca d’affari in cui lavora, sia in base alle performance di lei – racconta  Wednesday Martin, ricercatrice e autrice del libro “Primates of Park Avenue”, uno studio antropologico sull’alta società newyorkese e le sue leggi. “Questi riconoscimenti sono necessari per garantire alle mogli dei margini di autonomia, perché vivere un certo contesto sociale può richiedere non solo cene fuori, ma anche l’acquisto di un tavolo da 10,000 dollari durante un pranzo di beneficenza a cui si è state invitate da un’amica”.

Per non parlare delle capacità manageriali che bisogna sviluppare per amministrare case grandi come condomini. “Queste donne sono dei manager delle mura domestiche: sempre eleganti e impeccabili, si trovano a gestire i numerosi dipendenti che frequentano la propria abitazione, dalla baby sitter al giardiniere, dall’istruttore di fitness al trainer del sonno” continua Martin. “Sono donne vigili, attente, ansiose di essere mogli e madri perfette. Se una madre della classe media deve destreggiarsi tra lavoro e famiglia e tende a educare i propri figli ricorrendo al buon senso, spesso le mogli di uomini milionari cadono in quella che Sharon Hays definisce “intensive mothering””, ovvero una maternità “apprensiva” ed eccessiva, che porta a riempire di stimoli la vita dei propri figli caricandoli di attese e responsabilità, come il dover essere ammessi nelle scuole più prestigiose del Paese.  “Queste donne mettono in pratica quel che hanno imparato nel corso degli studi organizzando party, cene di gala, facendo volontariato in biblioteca. Fanno tutto gratis, perché devono dimostrare che non hanno bisogno di lavorare, ma che comunque sarebbero in grado di farlo”.

Eppure, secondo Martin, dietro un quadro apparentemente roseo si nasconde una sostanziale dipendenza della donna nei confronti del proprio marito, non solo di natura economica. “Aver sposato uomini ricchi e potenti che gestiscono fondi speculativi o dirigono ospedali e fondazioni le libera dall’obbligo di dover lavorare – nonostante molte di loro siano donne in gamba, ironiche, intelligenti, con lauree conseguite in prestigiose Università. Il fatto che non lavorino finisce per conferire agli uomini ancora più potere. Basti pensare che se ci si ritrova ad un party e dici di essere una mamma casalinga, la conversazione si spegne immediatamente. Ma non sentirsi interessanti e culturalmente apprezzate rende le donne dell’upper class ansiose e insicure. Si innesca così un circolo vizioso, per cui queste donne si sentono continuamente sul filo di lana e dipendenti dai propri uomini, che corteggiano in tutti i modi. Ma di romantico c’è ben poco. Il corteggiamento è solo la prova manifesta di una tensione continua alla perfezione”.