Italiani? Pizza, pasta e mafia. All’estero ci conoscono così. Ma da qualche mese ci conoscono anche per quelli che per praticare la fecondazione eterologa ricorrono a sperma e ovuli stranieri. Sì, perchè da quando nel nostro Paese, grazie alla Corte Costituzionale, è caduto il divieto di praticare la fecondazione eterologa – una delle diverse forme di procreazione medicalmente assistita che si usa quando uno o tutti e due i genitori sono sterili e, per arrivare a una gravidanza, occorre usare un gamete, un ovulo o uno spermatozoo, di una terza persona, cioè il donatore – sui voli internazionali viaggiano anche ovuli e liquido seminale provenienti dall’estero. Lo confermano i centri italiani -trentotto in totale sparsi in undici regioni- che hanno iniziato a svolgere questa pratica: non ci sono donatori italiani o meglio, non tanti da soddisfare la domanda nostrana. Così, si importano.

Dai dati presentati dalla responsabile del registro sulla procreazione medicalmente assistita dell’istituto superiore di sanità Giulia Scaravelli durante il congresso della società italiana di Andrologia,  nei primi cinque mesi dell’anno sono arrivati 441 donazioni estere di sperma, 315 di ovociti (ciascuno contenente tre uova) e 99 di embrioni destinati in tutto a 420 coppie.

Ma i dati? Quanti bambini stanno nascendo grazie a questa pratica in Italia?
All’ospedale pubblico di Cortona, Asl di Arezzo, nei primi cinque mesi dell’anno sono stati eseguiti 36 impianti di eterologa, altri 32 sono in calendario. A Roma si attendono le prime nascite entro l’estate: “Da noi la percentuale di successo con donazioni maschili è del 37%”, spiega Ermanno Grego, direttore di un’ospedale romano in cui si pratica l’eterologa. E continua: “Preferiamo che sia il paziente ad occuparsi dell’importazione. Attenzione però, molte eterologhe si potrebbero evitare con una valutazione più meticolosa della causa di infertilità, cercando alternative”.

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I numeri confermano le previsioni. L’unica risorsa è il rifornimento fuori Italia dove questi prodotti così speciali vengono raccolti in cambio di rimborso spese più o meno attraenti e attraverso campagne di sensibilizzazione. In cima alla classifica dei Paesi esportatori c’è la Spagna che ha soddisfatto la richiesta di ovociti da parte di 242 coppie. Al secondo posto la Danimarca, Copenaghen, dove ha sede la principale banca mondiale di spermatozoi, la più sicura: novantotto aspiranti genitori utilizzeranno o hanno già utilizzato i gameti di uomini e donne anonime inseguendo il sogno di avere un bebè.

Viene spontaneo chiedersi, sorridendo, se questo attingere a un patrimonio genetico nordico, appartenente in prevalenza a una popolazione di uomini biondi con gli occhi azzurri e, per quanto riguarda la Spagna, di donne more, non si rifletterà su colori e caratteristiche somatiche dei figli dell’eterologa.

La prendono come una battuta gli specialisti: “Uno scenario fantasioso. Noi cerchiamo di non discostarci dalle caratteristiche fisiche dei genitori. Occhi, capelli, carnagione devono essere simili. Nella banca di liquido seminale danese c’è grande varietà”. Costo di ogni contenitore, circa 500 euro per quelli contenenti liquido seminale e 3000 per quelli di ovociti. La Toscana ha unificato il sistema dell’import dalla Spagna con una convenzione regionale. Il Friuli Venezia Giulia partirà a settembre.

Durante il congresso si è anche dichiarato che non sarà possibile interrompere il flusso dall’estero senza avviare in Italia una campagna di sensibilizzazione a favore delle donazioni. La carenza di gameti non può essere compensata dall’egg shering, cioè la cessione di ovociti da parte di una donna in trattamento per infertilità. È d’accordo Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni: “Nel piano sulla fertilità presentato dalla ministra Beatrice Lorenzin non c’è nessun accenno a iniziative di promozione di una forma di altruismo che, se conosciuta, sono certa avrebbe successo. Un’occasione perduta”.