Fa caldo. Tanto caldo. Poi qui, nella bassa campagna veronese tra fossi, torba e quel poco verde che c’era e che ora è cementato, fa tanto caldo. Il problema non è tanto Caronte, o chi diavolo sia, che sputa fuoco da sopra. No, il vero problema è il cemento sotto i piedi, che scotta, che butta caldo da sotto, chiudendoti in una morsa di calore sopra-sotto da schiattare.
Fa caldo, per chi in giacca e cravatta si reca al lavoro tutti i giorni. Per chi infila le gambe in un paio di pantaloni lunghi per mantenere il rigore aziendale. Per chi parcheggia la macchina al sole, va in ufficio e la riprende la sera, bollente.
Fa caldo, tanto caldo. Ma non da morire.
Caldo da morire ce l’ha chi lavora 8 ore al giorno in un autolavaggio (sabato sono andata ad aspirare la macchina piena di sabbia. Un quarto d’ora, sotto il sole. Credevo di morire. Poi mi sono girata e c’erano i dipendenti dell’autolavaggio che mi guardavano inteneriti. Loro. Guardavano me. Inteneriti. Loro son lì tutto il giorno. Al caldo).
Caldo da morire ce l’ha il mio amico Graziano -quello della foto- che fa il saldatore.
Caldo da morire ce l’hanno i miei colleghi delle squadre di pronto intervento, i tecnici che escono con i camioncini a risolvere fughe di gas o cabine elettriche surriscaldate. Vestiti in sicurezza, quindi scarpe blindate, braghe tecniche e maglie non certo leggere.
Caldo da morire ce l’hanno poi gli operai nei cantieri, che se va bene guidano una ruspa, ma se va peggio asfaltano le strade. O segnalano una coda nella carreggiata di emergenza in autostrada.
Caldo da morire ce l’hanno quelli che lavorano nelle fabbriche, a catena di montaggio. Io c’ho passato un’estate, dietro una macchina che lucidava le scarpe. Ed era un’estate calda.
Caldo da morire ce l’hanno quelli che alle 7 della mattina sono già nei campi che raccolgono i pomodori. Prima che marciscano. Caldo da morire ce l’hanno i lavavetri che oggi pulivano le vetrate esterne di un noto centro commerciale.Caldo da morire ce l’hanno i carcerati. Lasciamo perdere i giudizi -“se lo meritano”, “potevano fare a meno di delinquere”- Ho un amico in carcere, che rimane mio amico nonostante gli errori. E ha caldo, da morire.

Caldo da morire ce l’hanno quelli che non sudano per arrivare alla macchina parcheggiata al sole, dopo 8 ore in ufficio. Caldo da morire ce l’hanno quelli che percorrono chilometri in bicicletta, adesso col caldo, in inverno col freddo, con la grandine, con il ghiaccio.
Ecco. C’è caldo. Ma caldo da morire lo possono dire in pochi (e chissà quanti ne ho dimenticati…)