E’ una strana sensazione, quella che ti assale quando ti accorgi che la gente ti cerca solo quando ne ha bisogno.
“Pronto? Ciao come stai? Senti, non è che mi faresti un piacere?”
“Pronto? Ciao Sere come va? Mi chiedevo se tu riuscivi a …”
“Pronto? Ehi ma quanto tempo non ci sentiamo… fai ancora la giornalista? No sai, vorrei uscisse sui giornali…”
Persone, che tu credevi amici, ma che se le guardi bene ti chiamano o ti scrivono solo quando serve qualcosa.
A loro.
Vuoi un piacere, vuoi un vero e proprio favore, vuoi qualcosa di gratuito.
I meschini sono così viscidi da mascherarsi da amici di una vita: sei tu quella scomparsa, che non li cerchi mai. Hanno la faccia tosta di dirti “Tu non ti fai mai sentire…” facendoti venire i sensi di colpa. Ma quando sei tu che li chiami, ti liquidano in fretta  e furia, perchè non servi più, e hanno di meglio da fare.
Succede anche in famiglia, tra parenti: si fanno sentire solo quando ne hanno convenienza.
Ma succede anche in amore. Pensate solo a quante coppie si lasciano perchè “non mi piaci più”. Spesso si mollano perchè uno dei due non serve più all’altro. Spesso si mollano perchè hanno trovato qualcuno di più bello, di più ricco. Di più.

Sarà. Ma fondare un rapporto sul bisogno, a me, ha sempre messo una profonda tristezza.

Sarà per quello che non ho mai avuto troppi amici: ho sempre schivato -ed evito tuttora- le ‘compagnie’ che stanno assieme per il solo gusto di passare una sera con qualcuno, per riempire il tempo. O sarà per quello che ho sempre avuto compagni molto schivi e sofisticati, senza troppe persone attorno. O forse sarà per quello che adesso, quando posso scegliere, scelgo con molta cura chi frequentare e chi vedere: per fortuna posso scegliere.

Mi mancano persone che scrivono “Ciao Sere, come stai?”
Come stai, punto.
Punto.
Senza nient’altro dopo, senza un messaggio successivo in cui ti chiedono qualcosa, senza un interesse. Senza un perchè.
Ecco, basterebbe la mancanza di un perchè per dare significato al tutto.