La discussione sulla maternità surrogata in questi giorni incalza. Tutti si sentono in dovere di dire la loro, sulla base delle convinzioni personali. Editorialisti, giornalisti, preti, vescovi. Tutti hanno in mano la verità.
Leggevo qualche giorno fa il parere di Paolo Crepet, psichiatra scrittore, sul le imprevedibili conseguenze psicologiche del bambino nato da surrogata. Ma qualcosa in questo pezzo non mi tornava. Così ho chiamato Ettore Straticò, medico psichiatra, per anni direttore dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere in cui sono ospitate le figlicide. Il dottor  Straticò, dopo aver letto l’articolo di Crepet, mi ha risposto così:

“L’essere umano ha il brutto vizio di parlare sempre per conto di qualcuno altro. In queste settimane si parla dei ‘diritti dei figli, dei bambini’ ma lo facciamo noi adulti. Noi ‘grandi’ sappiamo cosa sia bene per i piccoli. Credo sia retorica parlare in nome dei figli per trasmettere una propria convinzione. Sulla maternità surrogata e le conseguenze che potrebbero essere riscontrate sui bambini, ad oggi non abbiamo ricerche sufficienti per parlarne. Avremo degli studi tra qualche decennio, quando i numeri permetteranno forse delle analisi scientifiche non basate, come ora, su supposizioni. Quindi io sarei molto cauto con le supposizioni. Sta di fatto, e questo invece è un dato certo,  che a questa pratica ricorrono per il 90% eterosessuali infertili, uomini e donne che non riescono ad avere figli. Quindi etichettare la maternità surrogata come pratica per gli omosessuali é quantomeno riduttivo. Poi sono d’accordo che i desideri non sono diritti. Da un lato madre natura va rispettata ma dall’altro non si può essere così resistenti ai cambiamenti da lasciar cadere le possibilità offerte dalla scienza. Se la scienza lo permette, perché non bisogna ricorrervi? Anche l’aborto, quando era clandestino,  era una questione di classe sociale: i ricchi lo facevano in cliniche private o all’estero, le donne povere lo facevano col ferro da calza. In generale, più si apre la possibilità di accedere ad una pratica e più diventa democratica. Ribadisco che allo stato attuale non sappiamo come saranno questi bambini, che adulti diventeranno. Mancano ricerche e numeri. Ma credo di non sbagliare di molto se presumo che, nella maggioranza, saranno bambini che finiranno con l’accettare ciò che incontreranno nella vita, o che verranno a patti con la loro storia senza gravi traumi, non molto diversamente da tutti gli altri. Nessuno di noi non ha mai avuto traumi,  nessuno è cresciuto in un mondo perfetto,  nessuno è stato esente mai da pagare il conto di qualcun altro. E poi vorrei precisare una cosa: non esistono i bambini senza ‘mamma‘. All’inizio il bambino non parla e non è sempre facile capire esattamente cosa ne pensa. Per ogni essere umano, dipende sempre da chi è la ‘mamma‘ e io con il termine mamma intendo chi gli dà un investimento affettivo sufficientemente buono, siano essi due uomini, due donne,  un uomo una donna, dei nonni,  degli zii.
Come per tutte le cose della vita, dipende sempre dalle persone. Ci sono bambini che crescono con genitori eterosessuali pessimi e bambini che crescono con genitori omosessuali pessimi. Il gusto sessuale non è garanzia di qualità di educazione.  E poi la conquista del riconoscimento ai genitori del “grazie perchè mi avete dato la vita” arriva solo in età adulta. Il bambino va al sodo: buono non buono. Per ogni figlio, con i genitori è sempre una battaglia continua, che tu sia loro creatura genetica,  partorito da loro, che tu sia adottato o in affido. Il campionario dei sentimenti umani é infinito. Io la maternità surrogata non la vedo come fumo negli occhi ma come una delle tante possibilità in più per formare una famiglia. Credo in ogni caso sia sempre indispensabile partire da un punto ben fisso: accettare la realtà. E per la coppia che ricorre alla surrogata è accettare la realtà di non poter avere figli. Prima devi accettare questo,  che è pur sempre un lutto da elaborare. E una volta elaborato il lutto, decidere con consapevolezza se accedere o meno alle pratiche alternative. Ricordiamoci poi che anche i genitori tradizionali, quelli che hanno concepito e partorito in modo tradizionale i propri figli, devono affrontare il lutto del figlio ideale. C’è sempre un lutto che riguarda il figlio che avresti voluto avere e che non hai perché qui é semplicemente se stesso e non l’idea che tu hai di lui”.