Era il mio primo viaggio, negli Stati Uniti d’America. Non sono mai stata una grande fans, degli americani. Nè mi avevano mai attirato, gli USA. Colta l’occasione del mio nuovo libro underconstruction, ho potuto vedere e provare un bel po’ di cose.
America sono le strade dello stato di New York e della Pennsylvania, circondate da foreste di alberi e invase da cartelli “Attenzione, attraversamento animali”.
America sono le cascate del Niagara sotto le quali (sì, ho preso il battello e sono andata sotto) ho pianto. Emozione fortissima, di impotenza assoluta e di ammirazione infinita per la natura.
America è essere bloccati e interrogati alla centrale di polizia a Detroit, circondati da poliziotti antisommossa con mitra e giubbotti antiproiettile, perchè sul tuo passaporto c’è un timbro ucraino che devi giustificare.
America è Harley Davidson di qualunque colore, cilindrata e stazza. Ovunque.
America è uno sciame enorme di api che si suicida sul parabrezza dall’auto e tu dici “Pensa se fossi stata in moto”.
America è la benzina che costa la metà rispetto l’Italia.
America è paesini spersi nel nulla e ranch infiniti di animali.
America è fare scalo a Dallas il giorno degli spari sui quattro poliziotti, a Dallas.
America è trovare la bandiera a stelle e strisce appesa fuori da ogni casa, finestra, esercizio commerciale, issata sulle vette delle colline.
America è sentirsi dire “Stimiamo Hillary, il suo unico difetto è Bill Clinton”.
America è la gentilezza del commesso del Rent a Car che fa di tutto per risolverti un problema.
America è miglia e miglia in macchina, perchè tutto sembra vicino e invece è dannatamente lontano.
America è treni merci lunghi chilometri trainati da locomotive a carbone.

America è la carta di credito anche per pagare 80 centesimi di dollaro nei parcheggi.
America è cibo messicano ovunque, bibite imbevibili al sapore di sciroppo per la tosse e spezie oscene anche nel latte.
America è svegliarsi la mattina con la polizia fuori dal motel e assistere ad un arresto in diretta. E’ il dolce saluto di una coppia, lei con le manette nella macchina dei poliziotti, lui al primo piano del motel e pensi che a te è mancato proprio solo un pelo.
America è la mancanza di respiro di fronte all’alba alla Monument Valley e l’inchino che fai -spontaneamente- quando vedi l’organizzazione nel parco del Gran Canyon.
America è la gente, tanta, troppa, che vive per strada e chiede elemosina allo sfinimento, a Las Vegas.
America sono le donne, sempre a Las Vegas, che fatte in vena si prostituiscono in strada.
America è aria condizionata esagerata.
America è trovare persone nere, bianche, rosse, gialle in ugual percentuale. Ovunque.
America è non trovare italiani al di fuori delle classiche mete turistiche in 24 giorni.
America è il caldo boia, le strade polverate, il vento bollette dell’Arizona e del Nevada.
America è riconoscere i paesaggi dei film.
America è incontrare sulla Route 66 una coppia, uomo donna, in bici, in viaggio da 54 giorni, partita da NY. Belli come poche persone sanno essere belle.
America è respirare libertà, ovunque. Respirare piena coscienza di sè stessi e orgoglio di appartenere agli Stati Uniti d’America.
America sono le spiagge (gratuite) della California, infestate di surfisti, di iperattivi Guarda spiagge alla Baywacht, di battigie libere, senza ombrelloni, sdraio, bagni numerati. Libertà.
America è surfare 24 ore su 24, con il chiaro di luna, e i cartelli “Tsunami – Evacuation Route” nelle strade limitrofi.
America è il traffico angosciante di Los Angeles, la scritta Hollywood, la via delle stelle. E niente più.
America è accettare inviti a cena da sconosciuti. E divertirsi un mondo.
America sono chilometri di campo di addestramento marines, con tanto di elicotteri, carriarmati e militari in tenuta guerriera, nel lungo oceano da LA a San Diego.
America è la palestra in spiaggia a Venice Beach, fatta da attrezzature in ferro arrugginite ma frequentata da bronzi di Riace viventi.
America sono le strutture pubbliche spettacolari, campi da calcio, basket, pallavolo, tennis, baseball, skate, gratuiti e tenuti divinamente.
America sono le strade a otto corsie gratuite.
America sono i bagni, numerose fontanelle dell’acqua e docce pubbliche gratuite.
America sono i murales colorati sulle case, ragazzi che si spostano in skate e insegne “sono a surfare” fuori dalle porte.
America è la quiete e la calma di San Diego e dei suoi abitanti, della velocità (30 miglia/ora) delle automobili, dei villoni sul mare.
America non è New York. O meglio, New York non è l’America.
America è anche promettersi di tornare per vedere San Francisco, Sacramento e i grandi parchi verdi di Yellostone e Yosemite, oltre alle Sequoie giganti.

America è essere felici di tornare in Italia e dire, senza nessun dubbio, “non andrei mai a viverci”.