Il 26 novembre si scende in piazza. Sperando serva. La manifestazione “Non una di meno” invita tutti, donne, uomini, figlie, mariti, compagni a sfilare nelle principali città d’Italia per dire no alla violenza contro le donne, piaga che miete vittime quasi quotidiane. Donne che vengono uccise non semplicemente da uomini, ma dai compagni, dagli ex, dai mariti gelosi, dai fidanzati traditi. Da bestie.
L’invito delle organizzatrici aperto a tutti -uomini compresi- ha fatto drizzare i capelli ad alcune femministe. Sì, ancora loro. E sempre le stesse. “E’ una cosa solo per donne…  riguarda noi donne, per una volta la scena doveva essere solo nostra… ecco ancora gli uomini rubarci il palco.. almeno stiano in coda al corteo”.
Parole dure, feroci, astiose, cattive. Discriminanti. Muri tra sessi alzati da chi, da questi muri, è stata soffocata per anni (e ancora lo è). Selezione sessuale, se sei donna sì se sei uomo no, che ricorda il più becero maschilismo patriarcale in cui, solo per essere nata donna, non potevi accedere a determinati ambienti e non potevi fare determinati lavori.
Non abbiamo capito nulla.
Se ne fa di tutta un’erba un fascio. Come se un uomo, solo per il fatto di avere un cromosoma Y, debba essere discriminato come loro hanno fatto con noi per anni (e qualcuno continua a fare).
“Si lotta contro la violenza sulle donne, causata dagli uomini. Se ne stiano fuori. Se loro ci sono, alcune amiche vittime di violenza non scenderanno in piazza”. E invece di spiegare, aiutandole, a queste amiche che non tutti gli uomini sono delle bestie e che ci sono uomini molto più femministi delle donne stesse, si fa lotta al maschile.

Non abbiamo capito nulla.
Stereotipi. Siamo, noi donne stesse, vittime di stereotipi.
Invece di incazzarci e prendere  gli uomini compagni, amici, fratelli, padri, figli dai capelli e buttarli a calci nel culo  in piazza a protestare contro i loro simili che rovinano la loro categoria, escludiamo quelli che vogliono lottare con noi.
Perchè sono uomini.
Come se contro lo sfruttamento dei bambini lavoratori dovessero protestare solo i bambini lavoratori e non noi adulti benestanti.
Come se contro la guerra del Vietnam gli Americani non avessero potuto fare manifestazioni e proteste.
Come se contro i pedofili dovessero urlare vendetta solo gli abusati e nessun altro.
Come se contro la chiusura di una fabbrica dovessero protestare solo i lavori di quella fabbrica.
Come se contro le guerre nel mondo potessero indignarsi solo chi ha la casa distrutta dalle bombe.

Sarà, ma faccio veramente fatica a capire questo separatismo di “è una manifestazione contro la violenza contro le donne, devono manifestare solo le donne”. La trovo infantile, sessista, limitata. E soprattutto, inutile.
Perchè finchè dei temi femminili continuiamo a parlarne solamente noi, tra donne, in circoli di donne e convegni di donne, non andremo da nessuna parte.