Stai zitta.
Fammi vedere quel cellulare.
Con chi stavi parlando…
Occhio a quello che fai che ti controllo.
Questo animale a cui tieni tanto… guarda che fine che fa…
Ah, guarda, il vaso regalato da tua mamma… guarda che fine che fa…
Adesso andiamo dove voglio io sennò ti lascio qui (discussione in auto)
Dov’è che vuoi andare? Sta qui, vallà, ti basto e avanzo io.
Le tue amiche? No cara mia,stasera stai a casa.
Ma come ti sei vestita? Sei ridicola.
Cos’è tutto quel trucco? Sembri una maschera.
Com’è che per andare al lavoro ci metti così tanto a prepararti?
Ma cos’hai cucinato stasera? Sembra roba scaduta.
Fammi vedere lo scontrino della spesa.
Cos’hai comprato? Un burro cacao? E cosa te ne fai?
Non hai un lavoro… dove vuoi andare?
Un altro come me non lo trovi più.
Se non ci penso io a te…
Se te ne vai ammazzo te, i tuoi figli e tutti i tuoi cari.

La violenza fisica è solo la punta dell’iceberg. Questa è la drammatica escalation fatta oggi da Roberto Della Rocca, dirigente della divisione amministrativa e sociale della Questura di Padova.
Prima di arrivare al femminicidio, ci sono anni di insulti, di offese, di denigrazione, di pressioni mentali. E prima che una donna arrivi a denunciare, passa troppo tempo.

Il 9o per cento delle donne che subisce violenza non parla.

Migliorerà.
Ne esco da sola.
Vedrai che ce la faccio a farlo ragionare.
Cambierà sicuramente.
E’ stressato.
Lavora troppo – ha perso il lavoro.
Non lo farà più.
Dove vuoi andare, hai dei figli…
Porta pazienza, l’abbiamo portata tutte.
Guarda che i matrimoni vanno a rotoli perché le donne si son messe tanti di quei grilli in testa…
Ah, tutte le volte che ho litigato io con tuo papà…

Si chiama omertà. Di chi sa e non aiuta, di chi conosce e fa finta che sia normale.
Madri, amiche, sorelle che sono, spesso, le prime a cui si chiede aiuto. E le prime a sminuire il problema.
Perché, alla fine, l’uomo può. L’uomo è uomo. Fine.

Serve una cultura del rispetto.
Nei bambini, nei ragazzi, nei nostri figli. Serve staccarci da quel patriarcato retrogrado nel quale, bene o male, siamo tutti cresciuti. Serve allontanarsi al più presto dall’idea del maschio padrone di casa che tutto può e della femmina che deve portar pazienza.
Serve insegnare ai figli maschi che far pipì seduti è un segno di rispetto per le femmine di casa. E che si devono far il letto, sparecchiare, mettersi in ordine la camera.
Serve insegnare alle figlie femmine che uno non è figo quanto più è bullo. Un bullo è uno sfigato. Uno è figo quanto più è gentile, cortese, intelligente. E ci rispetta.
E non deleghiamo alla scuola.
Partiamo dalle nostre famiglie, dall’esempio che i nostri figli vedono tra le nostre mura.
Perché se non iniziamo a fare qualcosa di concreto, tra un anno saremo ancora qui, il 26 novembre, a guardare e a piangere davanti ad altre 116 facce di donne ammazzate per mano dei loro uomini.
E il giorno dopo, per altri 365 giorni, faremo ancora finta di niente.