A trentacinque anni ne sono convinta. Santa Lucia esiste. Qui nel Veneto, i regali ai bambini li porta lei. Babbo Natale è sempre stato troppo cittadino e troppo chic, per la nostra campagna veneta.
Dicevo, Santa Lucia esiste. A trentacinque anni ne sono sempre più convinta.
Esiste perchè deve esistere. Ho bisogno esista.
Perchè.
Perchè quando torno a casa con un successo -piccolo, insignificante, invisibile- che mi è costato quindici anni di sveglie alle sei della mattina, preoccupazioni, sacrifici, delusioni, caparbietà, sgomitate e vengo liquidata con un “Ah, brava… sai che la nipote della Clara ha avuto una bambina? Vedessi che bella”
Santa Lucia esiste.
Perchè dopo due anni di viaggi, ferie dal lavoro investite nel far interviste, nello scrivere-cancellare-riscrivere, consegno il mio secondo libro a Fandago Editore e non arriva neanche un “Grande, brindiamo!” ma solo un assordante silenzio, uno sguardo preoccupato e un “Cosa fai da mangiare stasera?”.
Santa Lucia esiste.
Perchè nella notte tra il 12 e il 13 dicembre io sarò nascosta sotto le mie coperte. Lei entrerà dalla mia finestra, farà un giro per la casa, mangerà i biscotti che le lascerò sul tavolo, berrà un po’ di latte e mi lascerà un bigliettino:
“Sere, ciao. Sono Santa Lucia. Il Dolce Forno non lo fanno più, non te lo posso più portare. Però volevo dirti che sei brava, cazzo! Ti lascio una bottiglia di Durello per brindare a te e te. Bevitela tutta, e vanne orgogliosa”.
Santa Lucia esiste.