Entra prima il tacco dodici di lei. Pelliccia sulle spalle, jeans aderenti alle cosce, borsa di Luis Vuitton stretta in petto.
Scalza, con tanto di dita dei piedi che escono dal decoltè leopardato. Zero calze, cento per cento pelle.
Dietro tacco dodici ecco entrare pure lui. Il compagno. Un metro e settanta sì e no, giubbetto da giovane, brizzolato, petto in fuori, sguardo fiero.

Io sono sotto il casco, ahimè ogni tre settimane devo fare la tinta. Sfoglio i giornali di gossip ma mi incuriosisce e cattura tutta la mia attenzione, una che il 27 dicembre gira con il piede nudo. Sarà che son 10 giorni che tossisco e abbasso le linee di febbre a colpi di Tachifludec, ma se lo facessi io -seppur non sia uno degli inverni più freddi che abbiamo avuto- finirei all’ospedale con la broncopolmonite. Lei no. Tanta, tantissima stima.

Si siedono nelle poltrone al lato opposto del mio.
Lui sulla prima, lei sull’ultima.
La parrucchiera chiede a lui: “Cosa facciamo?” Lui risponde: “Il solito”
E la parrucchiera parte spedita, dritta come un fuso, senza esitazione.

Con lei le cose si fanno molto più complesse.
“Come li facciamo?” le chiede il parrucchiere.
Lei non risponde. Esita. Dopo qualche minuto di silenzio se ne esce con: “Mmm, non lo so. Chiedi a lui”.
Lui è quello di prima, quello con il giubbetto da giovane e il petto in fuori. Quello seduto sulla prima poltrona, che si sta tagliando senza esitazione i capelli.
“Tagliare? Neanche per sogno” se ne esce lui mentre la macchinetta della parrucchiera gli rasa la coppa.
Lei tace. Il parrucchiere richiede a lei: “Beh, sarebbero da spuntare. La lunghezza tra davanti e dietro va regolata…”
Lei tace. Zitta. Si gira a guardare lui.
Lui dice: “No, la lunghezza non si tocca”.
Lei tace. Il parrucchiere prende in mano una ciocca di capelli di lei e, guardandola attraverso lo specchio, le dice: “Vanno regolati, vedi? Ti taglio solo le punte”.
Lei tace. Risponde lui, mentre la sua coppa è bella rasata: “Uhm, vabbè, ma taglia poco, mi raccomando”.
Il parrucchiere inizia a tagliare.

Io deglutisco.
Il parrucchiere le spunta prima il davanti, poi il dietro.
Lei tace.
Lui sorride.

Io esco dal casco, mi lavano i capelli, mi fanno come voglio, pago, esco, mentre a lei stanno facendo la piega e lui l’aspetta.
Niente da dire, per carità. Ma se avesse risposto pure lui, alla parrucchiera: “Chiedi a lei, come fare i miei capelli” questa strana coppia mi sarebbe stata simpatica.
E invece no.
Tanta, tantissima stima, mia cara, per il piede nudo.
Ma ragazza mia, di grazia, lui con quel taglio di capelli fa veramente cagare. E lascia che te lo dica, non è il taglio, no (anche perché i miei parrucchieri sono bravissimi).
E’ proprio la faccia. E per quella c’è poco da fare.
Ascolta me: la prossima volta digli di lasciarseli crescere, i capelli, che magari gli nascondono un po’ quello sguardo da gradasso che gli sta pure tanto male.

Ah, dimenticavo: evviva l’amor.