“Serena ciao. Perdonami se uso un tono troppo confidenziale, ma mi sembra di conoscerti da sempre e di scrivere a una vecchia amica. Era da tempo che non mi dedicavo alla lettura, nonostante sia da sempre, insieme alla scrittura, una delle mie più grandi passioni. Ho letto il tuo “Madri comunque” in una caldissima notte d’estate, tutto d’un fiato, su consiglio di una cara amica. Non riuscivo a staccare occhi e cuore da quelle pagine, da quelle storie. In tante di quelle storie ho riletto un pó della mia. Ho pianto mentre leggevo. Di rabbia. Di dolore. Di gioia. Mi sono emozionata. Mi sono sentita meno difettosa e meno sola. Il tema della maternità mi è tanto caro. Anche io avrei voluto raccontarti la mia storia e poterla rileggere tra quelle pagine. Anche io vorrei scrivere un libro. E’ già qui, nel mio cassetto delle cose segrete, s’intitola “Il posto vuoto” e racconta storie di donne (ancora tutte da scrivere) che sono riuscite a riempire con amore e fantasia il loro “posto vuoto” lasciato da un figlio mai arrivato. Perché non sempre i figli arrivano. E io lo so bene. Allora a volte, bisogna fare in conti con quello spazio vuoto che si era immaginato pieno, diverso, speciale, e reinventare se stesse, la coppia, la famiglia, la vita. Anche io avrei tanto desiderato, e chissà forse in fondo lo desidero ancora, un figlio. Ma la vita è strana e ognuno ha il suo percorso, il suo viaggio, il suo bagaglio, la sua storia, la sua condanna, la sua sorpresa, la sua scoperta.
Io sono xx e questa è la mia storia: ho 37 anni. Sono Educatrice Professionale, lavoro in un servizio di inserimenti lavorativi dopo tanti anni passati sui banchi di scuola ad accompagnare minori diversamente abili. Mi piace leggere, scrivere, amo il mare, i delfini, il blu, l’odore della pioggia. Abito a xxx, un piccolo paesino. Convivo felicemente da più di 2 anni con xx, dopo un matrimonio di 8 anni preceduto da 2 di fidanzamento con xx. Con lui il desiderio di un figlio ci aveva fin da subito catapultati in una “realtà virtuale” di visite, esami, medici, diagnosi, per scoprire che un figlio non avremmo mai potuto averlo in modo naturale, causa una pesantissima infertilità maschile, facendosi roteare in un vortice maledetto di cure, aborti, speranze, delusioni che, unitamente ad altre questioni, ci hanno allontanati. Troppo dolore. Poi la vita mi ha regalato xx e sono rinata, anche grazie a un lungo percorso su me stessa, il mio viaggio più bello verso la libertà e molto altro, anche sulla maternità, sulla mia idea di diventare mamma, sulla fecondità a tutto tondo. Quando anche con lui abbiamo cominciato a desiderare un figlio, ironia della sorte, mi è stata diagnosticata l’endometriosi. Oggi desidero un figlio in modo molto diverso da come lo desideravo in passato, ma pur sempre mi trovo a fare i conti con il mio “posto vuoto”, che ho imparato a riempire, immaginandomi anche senza figli, con una vita possibile e bella. Ci sarebbe molto altro da dire, ma ho cercato di essere breve.

Perché ti ho scritto? Perché ho promesso a me stessa, quando ero nel mio periodo più buio, che avrei dato un senso a quel dolore, che avrei trasformato la mia sofferenza e la mia esperienza in qualcosa di più, in qualcosa di bello. Scrivendo, facendo qualcosa per altre donne come me, tante, conosciute sui forum e negli ospedali in questi anni.  Non avere un figlio spesso non è una scelta e quando non lo è bisogna farci i conti, seriamente. Bisogna fare scelte altre, nell’assoluta libertà che fortunatamente ancora ci appartiene. Ogni coppia è un mondo a sé. Ho ascoltato tantissime storie in questi lunghi anni ed ho imparato che non esistono scelte giuste o sbagliate in assoluto, esistono le scelte giuste per ogni coppia, per ogni persona, per ogni storia. Ho cambiato idea su moltissime cose. Perfino su me stessa“.

E-mail arrivata il 23 agosto, in una calda, intensa, giornata d’estate.