Mica semplice entrare nel cuore dei ragazzi. E’ ancora più difficile se sei la maestra. Di italiano. 
Mica facile farsi amare dai genitori (non tutti, per fortuna, sennò sarebbe stregoneria). Ed è  mica da tutti riuscire a farli piangere -bambini e genitori- quando dici loro ‘Ciao’. 

Lei ce l’ha fatta. Senza effetti speciali, senza fuochi d’artificio, senza pozioni. Essendo solo se stessa, spontanea, entusiasta, solare. E sempre sorridente.
Maestra Elisa è stata per due anni “Madre, comunque” di mio figlio Ettore. Ha passato più tempo lei, che io, con lui. L’ha accompagnato dai sette ai nove anni attraverso “un altro va senza apostrofo perché è maschile” passando da “acqua va con la cq”, per arrivare a “qual è va senza apostrofo”. L’ha portato alla scoperta dei primi esseri viventi, dei dinosauri, dell’homo sapiens sapiens. Gli ha insegnato la correttezza, l’educazione, la sincerità, l’altruismo, l’accoglienza, la condivisione, l’uguaglianza.
Oggi è stato l’ultimo suo giorno di scuola da maestra di Ettore. Continuerà a fare la maestra, ma con altri bambini.
Nella mia vita le maestre e le professoresse hanno avuto un ruolo fondamentale. Soprattutto quelle di italiano. Oltre ad avermi insegnato le basi della grammatica e della sintassi della nostra lingua, hanno saputo crescermi e trasmettermi valori. Quando era giusto mi hanno punita e quando me lo meritavo mi hanno lodata. 
Come fanno le madri. Come fa chi ti vuol veramente bene. 
Grazie, Elisa, per essere stata la maestra di italiano che sognavo per mio figlio, seppur per poco, troppo poco. Ti avrei voluto al suo fianco fino alla quinta. Ma va bene così.
E grazie per avermi confermato, anche oggi,  che quel primo giorno della seconda elementare, quando ti ho conosciuta, c’avevo visto giusto.
Buona nuova avventura! 

La nota di merito e il regalo che la maestra Elisa ha scritto e regalato a ogni bambino