Erano anni che non vedevo un cagnolino tutto solo camminare per strada. Senza collare, senza padrone, vagare da una parte all’altra della carreggiata. Spaesato, confuso, piccolino, marrone chiaro, meticcio, un dente sporgente e muso anziano.
Faceva avanti indietro tra casa mia e pochi edifici più in su. Poi si fermava, tornava indietro e fissava di nuovo casa mia.
Sono scesa più volte per capirne qualcosa in più.
Come se il cane avesse facoltà di darmi risposte. Niente, io ostinata gli chiedevo: “Chi sei? Cosa fai? Dove vai? Dov’è la tua casa?” e lui muto, il bastardo, a fissarmi, senza nemmeno scodinzolare. Muto, sto vecchietto, mi teneva anche a debita distanza.
“Di domenica fortunatamente passano poche auto, non corre molti rischi”, ho pensato più di una volta, tornando dentro.
“Starà facendo un giro e poi rientrerà dai suoi padroni” sussurrava il mio lato cinico per zittire quello crocerossino.
“Serena non puoi portare a casa tutti gli animali che trovi per strada” rimbombava in testa, da un lontano passato, la frase più pronunciata da mio padre, quando ero piccola.
Ed ecco lui, all’improvviso, portare sconcerto nella mia ricerca di equilibro. Lui suona il mio campanello: “Scusi signora, c’è qui un cagnolino che vaga tutto solo, spaesato, davanti a casa sua. E’ suo per caso?”
Mi affaccio dall’arco e vedo un ragazzo sulla trentina, barba e capelli neri, giaccone col pelo e scarpe da tennis.
“No, non è mio. Sono scesa anch’io per capire di chi fosse ma non ho trovato risposte. Forse è il caso chiami i vigili…” gli dico io, dal citofono.
“Sì, magari tramite il microchip capiscono di chi sia”
“Sì, ora chiamo”.
Metto giù il citofono.
Maledetto te, ragazzo moro con la barba. Tutto il mio impegno per zittire l’animo salvatore del mondo che vive in me. Chiamo i vigili che mi rispondono di prendere il cane, portarlo nel mio giardino, tenerlo fermo e quando ce l’ho, richiamarli che vengono con la protezione animali.
Maledizione te ragazzo moro, ora scendo e prendo il cane e faccio tutto quello detto dai vigili.
Il piccolo marroncino col dente sporgente è lì, davanti al mio cancello. E mi fissa.
Poi fa uno scatto e si piazza davanti al cancello del vicino. Si gira, e mi fissa.
Bastardo muto che non sei altro, tu sei il cane dei vicini che io non vedo perché c’è la siepe ma che sento tutte le volte che suonano vostro il campanello!!!
E dov’è ora tutta la tua voce acuta eh eh eh ?
Mentre io sgrido il cane che non mi aveva risposto prima, suono ai vicini. E sì, quel muso vecchietto è proprio Pimpi, il loro cagnolino. Mi ringraziano come non ci fosse un domani, non si erano manco accorti fosse scappato.
E allora io torno a casa mia, felice di aver riportato a casa quel vecchio muso.
Torno ai miei libri, al divano e alla coperta.
E dopo mezzora, ecco, ancora, lui.
Suona il campanello, di nuovo, il ragazzo moro con la barba.
“Mi scusi signora, salve, sono ancora io. Senta, ce l’ha lei il cane? Perché ho chiamato i vigili e poi il 112 e se lo teniamo da qualche parte vengono a prenderlo la protezione animali prima che finisca sotto ad una macchina. Ma ora sono qui e non lo vedo più”.
Mi si bagnano gli occhi.
“Ah, ciao, guarda: alla fine era il cane dei vicini. Io non l’avevo mai visto perché c’è una folta siepe tra me e loro. Ma quando sono scesa per fermalo mi è sorto il dubbio e ho suonato e sì, ora è a casa al sicuro”.
“Oh che bello, grazie. Allora torno a casa anch’io”

Ei tu, sconosciuto trentenne moro con la barba marrone col cappotto di pelo (e pure carino): grazie.