E poi ti guarda.  
Ti guarda fissa negli occhi.
Tace. Non dice nulla. Ti entra dentro, come un radar.
Dei tuoi occhi, non dà retta al loro contorno scolpito dalla matita nera, ignora l’iride azzurra.
Va dritto, in fondo, nella pupilla.
E poi resta immobile, glaciale.
Non respira.

Tu stai ferma, pietrificata. Ma non abbassi lo sguardo.
Reggi il peso della sfida.  
Ti senti marmorea, una statua.
Cerchi di comandare le tue labbra, urli loro: “State ferme, Cristo“.
Invano.  Perché, da anarchiche quali sono da sempre, eccole uscire una smorfia.

Lui si muove, impercettibile.
La sua fronte fa uno scatto millimetrico. E si riferma subito.
I suoi occhi restan fissi, la posta si alza.

Le tue anarchiche là sotto -le labbra- vengono assecondate dalle guance che si avvicinano velocemente alle orecchie. “Siamo perdute, stronze che non siete altro, labbra guance e orecchie, tutte assieme“.
Di fronte alla Caporetto, gli occhi si arrendono. E abbassano lo sguardo.

Ed ecco l’incredibile: cede anche lui.
Le sue labbra, le sue guance e le sue orecchie seguono le tue.
E esplode in un sorriso.

Te ne accorgi, della sua resa incondizionata, e rialzi lo sguardo.
Di fronte a Generale sorriso, sorretto dall’esercito delle alleate anarchiche del tuo e suo viso, non c’è niente da fare.
Ci si arrende.
Non c’è guerra più bella.