Io ieri c’ero. Ero tra la marea, la folla di persone che è partita dalla piazza della stazione di Verona e ha percorso pacificamente e allegramente le vie fino a Porta Vescovo. Per far capire che esiste prima di tutto la libertà. E deve essere rispettata. E poi c’è una moltitudine di realtà, oltre alla famiglia tradizionale, che non può essere né ignorata né cancellata né tanto meno insultata, esclusa e denigrata. Che ci sono famiglie e modi di amarsi infiniti, tutti bisognosi di essere tutelati e garantiti. Che uno Stato dovrebbe uscire dai saloni dei Congressi e vedere cos’è la vera realtà della vita delle persone. E ieri, in quella folla, c’era l’imbarazzo della scelta. Che esiste il sacrosanto diritto di autodeterminazione delle donne, qualunque esso sia: il diritto di diventare madre (con la gravidanza, con l’affido, con l’adozione, con la condivisione della crescita dei figli del compagno/a e via fino all’infinito), il diritto di non diventarlo. Il diritto di scegliere cosa fare del proprio corpo, il diritto di fare la mamma a tempo pieno, il diritto di fare carriera, il diritto di lavorare e di affidare i figli alle babysitter senza per questo sentirsi delle sciagurate… E poi il diritto di amarsi, di amare persone dello stesso sesso o del sesso opposto.
Il diritto di essere felici, nella forma che ognuno più preferisce.
Io sono felicemente etero, follemente innamorata, orgogliosamente madre. E ieri ero contenta di essere con amici arrivati da Milano, Roma, Siena, Pavia, Foggia, Bari, Venezia. Da tutta Italia. E di ogni sesso, gusto, tendenza.
Un vero massaggio al cuore.
Perché nella vita ho imparato che più si è diversi, più si sta e si frequentano persone diverse e più si cresce. Si impara il rispetto, la solidarietà, la comprensione, la stima.
E poi ieri c’è stata lei, la Donna che in mezzo a quelle 50mila persone (forse anche di più) mi ha commossa e mi ha fatto sentire orgogliosa di marciare, a testa alta, anche per lei: grazie, chiunque tu sia.