Nella vita ci sono i momenti belli e i momenti brutti.

Io, durante i momenti brutti, ho imparato a prendere un foglio e dividerlo a metà, con una linea verticale. A sinistra, segno tutte le persone che, appunto perché sono caduta in disgrazia, nemmeno mi salutano più. A destra, segno invece chi, nonostante tutto, resta.
Anzi chi, a maggior ragione, c’è ancora di più.
Uno dei grandi insegnamenti di mamma e papà è stato proprio quello di ragionare con la mia testa: “Valuta le persone sempre e solo per quello che vedi con i tuoi occhi, provi sulla tua pelle, testi su di te. Il resto, sono solo chiacchiere”. E così ho sempre fatto. Peccato che invece, gran parte delle persone, non lo faccia e segua l’opinione del gregge.

Ci sono amicizie, nella mia vita, indissolubili. Nonostante quello che chiacchiera la gente. E nonostante quello che magari quelle amicizie rappresentano per gli altri.
Sono poche, pochissime, e me le tengo molto strette.
Perché con loro, io, sto benissimo.
Perché sono quelle che mi hanno fatto capire chi sono.
Soprattutto, chi voglio essere.
Una di queste amicizie indissolubili è il mio uomo inutile. Se ne dicevano peste e corna, sul suo conto. Io, sempre ligia agli insegnamenti dei miei genitori, non c’ho mai creduto. O per lo meno, volevo metterci il naso e vedere se tutto quel vociare contro fosse vero.
Come ci siamo incontrati, io e l’uomo inutile?
Un giorno, quando ancora ci si conosceva solo solo di vista, è entrato nel mio ufficio, senza nessun motivo lavorativo (dice lui che uscivamo da una riunione.. inutile), e mi ha detto:
“Donna inutile, hai una sigaretta?”
Io l’ho guardato, saccente come spesso odio essere, e gli ho risposto:
“No, non fumo”.
Lui ha ghignato schifato, ha taciuto due secondi, poi mi ha seccata:
E ti sembra un buon motivo per non comprarle?”.
Boom. Fatta.
La vita l’ha portato a non lavorare più con me. E a me manca tantissimo. Soprattutto quando mi passava a prendere per andare a fumare -lui- le mie sigarette. Ma il mio uomo inutile è uno di quelli scritti a destra, nella parte del foglio di chi resta, assieme a quei pochi, pochissimi che ci sono sempre. Nonostante tutto.

Oggi ci siamo visti e il mio uomo inutile mi ha detto una delle cose più belle che, chi ha capito veramente chi sono, mi potesse dire:
“Continua a scrivere. Tu scrivi bene”.
E mi ha abbracciata.
Mi sono commossa.
Poi sono rientrata di corsa in ufficio e ho aperto il cassetto.
E ho sorriso.