E’ stata la conferenza stampa di Conte ad insegnare agli italiani cosa significhi non essere riconosciuti e considerati dal proprio Paese.
Dopo otto settimane di segregazione forzata in casa, la voglia di rivedere i propri affetti è palpabile nell’aria. Tanto che, non appena ieri sera il Premier ha annunciato che, dal prossimo 4 maggio, gli spostamenti saranno consentiti solo per andare a trovare i propri congiunti, sui social è stato subito un “apriti cielo”: fidanzati lontani, compagni residenti in altri comuni, sorellanze e fratellanze (che vanno ben più nel profondo di quelle sancite dagli atti di nascita). Esclusi.
Tutti, per decreto, sono diventati in un colpo solo, affetti di serie B.
Chi non ha riconosciuto, nero su bianco, in un atto di Stato, il legame con un’altra persona, non la può ancora raggiungere.
E’ stato un concerto di cuori stridenti. Chi si era illuso di poter riabbracciare presto gli affetti, è rimasto a bocca asciutta.

Pare inconcepibile essere esclusi. Insopportabile.
Quando qualcosa tocca personalmente, la sua percezione cambia.
E allora chissà che in tanti ora capiscano cosa provano le persone dello stesso sesso a non essere pienamente considerate dal proprio Paese. Chissà che non si capisca finalmente cosa possano provare due innamorati ai quali viene rinnegato il matrimonio solamente perché dello stesso sesso.
Chissà che non si comprenda quanto sia orrendo vedersi escludere da dei diritti perché non si rientra in un ordine prestabilito dalla regola.
Il decreto rimanda gli incontri tra non famigliari ancora di qualche settimana.
Gli omosessuali vedono rimandati i loro diritti a data ancora da destinarsi.

Ora facciamo un passo più in là: per un attimo pensiamo cosa possa provare una madre o un padre nel non vedersi riconosciuti tali per i figli così tanto desiderati con i propri compagni.
Due madri e due padri. Solo uno dei due lo è, nella maggioranza dei casi, per lo Stato italiano.
L’amore che l’altro genitore prova per quel bambino? Non considerato per legge. Tanto quanto l’amore di due fidanzati, due compagni, due amanti.

In Italia c’è la brutta abitudine di lottare per ottenere un diritto solo se quel diritto mi interessa direttamente. Quindi se ti schieri per la parità di diritti per gli omosessuali, devi essere per forza omosessuale. Altrimenti, perché lo fai? Cosa ti interessa?
Io spesso non ribatto e mi limito a ridere. Come ho fatto ieri sera quando, sui social, sono iniziate ad apparire una gran quantità di lamentele per la limitazione sugli spostamenti ai soli famigliari.
Fu mio nonno, ad insegnarmelo. Lui non lo sa, ma quando i miei zii mi hanno raccontato che mise a repentaglio la vita dell’intera famiglia pur di non consegnare due partigiani ai fascisti, mi ha insegnato proprio questo. La libertà di ognuno di noi dipende dalla libertà di tutti. Se ognuno di noi ha il diritto di scegliere la vita che più desidera, quella libertà si rispecchia nella nostra. Perché possiamo essere vivi e felici solo se lo sono anche gli altri.